martedì 16 ottobre 2012

ParaNorman

Lunedì eletto giorno-cinema all'unanimità: la mia.

ParaNorman. Un "horror" in cui un ragazzino con una caratteristica particolare è l'unico in grado di annullare la maledizione di una strega sulla sua città.

Una storia che scorta con sé intelligente ironia e un lieto fine per nulla convenzionale e perciò incolore.

Un film d'animazione per ragazzi, ma dal respiro molto maturo.

Un "tutto è bene quel che finisce bene" realistico e schietto: nessuna storia d'amore che si concretizza, né precetti sciropposi. 

La paura che genera comportamenti sbagliati e meschini, il bandolo della matassa nessun superpotere ma semplicemente una ragione più ampia e illuminata di altre, la stragrande maggioranza che si ravvede ma solo momentaneamente per salvare la pellaccia e poi torna con i propri aspetti più o meno gretti.
Una strega fatta diventare tale, che ne ha ben donde di essere incazzata ma alla fine rinuncia alla sua maledizione non per perdono ma perché il suo animo non sia bieco come quello di chi l'ha fatta diventare malefica. 
L'eroe a cui non gliene po' fregà de meno di essere celebrato tale, che invece lo è assolutamente perché  nel suo agire non è stato spinto da desideri di gloria e riconoscimento bensì dalla propria natura buona e sensibile. Quando tutti salgono sul carro del vincitore le sue uniche attenzioni vogliono essere per l'unica persona che gli è stata vicino e lo ha aiutato fin dall'inizio, insomma, l'unica che teneva realmente a lui.

Morale della favola: il mondo, da che mondo è mondo, è mediamente deludente, ma c'è e ci sarà comunque sempre qualcuno, seppur in minoranza, per cui vale la pena spendersi ed essere migliori.

Superata per forza la riluttanza di vederlo in 3D (dopo un po' mi fa venire il mal di mare) perché o così, o vattelo a vedere a Timbuctù. Nessun effetto collaterale, si starà affinando la tecnologia.



lunedì 15 ottobre 2012


Perché l'utopia non si trova in nessun luogo... E se l'uomo ha una possibilità di materializzare quel luogo sognato, è solo edificandolo con le proprie mani.

-Trilogia  di New York-

domenica 14 ottobre 2012

La scoperta


Sinceramente non so perché o precisamente in seguito a cosa, ma adesso mi è proprio venuto da pensare che io amo la scoperta.

Lo scoprire praticamente, ma anche solo la sua definizione a livello concettuale. Che sia in forma astratta, reale, scritta. La scoperta presuppone l'esaminare, il guardare, l'osservare, lo svelare, il trovare, l'ottenere, persino l'immaginare.

[Chissà come certe riflessioni nascono così come fulmini a ciel sereno? senza nessi apparenti con i ragionamenti o gli elementi di quel momento preciso? Magari sono quelle che fanno parte di quel moto interiore profondo che genera tutti gli altri movimenti della superficie, che dir si voglia pensieri.
Probabilmente funziona come per il nucleo della Terra che non è raggiungibile né esplorabile, ma c'è ed è quello che genera tutta l'energia del pianeta e ogni tanto determina eruttazioni e terremoti.]

Va beh, voglio concludere il concetto iniziale. Mizzica, parto sempre per la tangente e questa non è una scoperta!

Scoperta può essere bella o brutta, non ha un genere definito, non presuppone contenuto positivo o negativo, si può caricare di ogni significato e sfaccettatura. Ha una natura di fluido e libero movimento.

Fa luce su qualcosa, è rivelatrice. Nello stesso tempo è ricerca, conscia o inconscia. In ogni caso, da un  elemento nuovo: uno stimolo in base a cui poi si risponde, o un input di partenza.

Può essere tutto ciò a cui si tende, ciò che ci si attende , o qualcosa del tutto fortuito ed  inaspettato.

Caspita...

La scoperta è forse ciò che mi  affascina più di ogni cosa.

Anche una persona può essere una scoperta, anzi, credo che l'amore si generi proprio quando questo è ciò che rappresenta per te. Un fantastico impulso continuo. Allora si, potrebbe addirittura non finire mai. Lo si può scoprire solo vivendo. In ogni caso, di sicuro almeno "fino a quando morte non ci separi".


TI AMO


- Mi puoi portare tu a casa? Sennò chiamo...
- Mary figurati! Non c'è problema ti accompagno io, non stare a svegliare nessuno.

- Solo un attimo che si disappannino i vetri perché non vedo una cippa.
- Che bello! Chi te l'ha scritto??

- Cosa?
- Ti amo sul finestrino.

- Eh già... Vado per questa strada vero?
- Ma non sei contenta??!!
- E de che? E' qualcuno che ha scambiato macchina!


sabato 13 ottobre 2012

Distanze


Millimetri di lontananza che a colmarla basta una ciglia avvertiti come la larghezza di un continente che separa due mondi

Ventimila leghe sotto e sopra i mari che coprirle è un nonnulla.

La devozione intensa e l'intensità devota del pensiero l'unico metro di misura.


venerdì 12 ottobre 2012

Gnam gnam coast to coast

Restaurant design 1


e 2


Quando vale il detto: il mondo è bello perché è vario. Beato chi di mestiere fa il critico enogastronomico.
"Pesante oggi al lavoro?"
"No no, ho digerito tutto benissimo!"


giovedì 11 ottobre 2012

Giacometti L'homme qui marche

Nutrimento per il corpo

e nutrimento per lo spirito.


Tra  guardare un'opera d'arte su un libro e trovarvicisi vis à vis c'è una differenza sostanziale: nel primo caso la vedi, nel secondo la senti.

Giacometti. Averlo di fronte è la condicio sine qua non per coglierne la poetica. Nella scultura la sua maggior rappresentazione.


Figure emaciate, quasi inconsistenti, eppure così pesanti. Private di ogni forza vitale, rimane loro solamente quella tetra di trasmettere tutto il peso della realtà che le ha ridotte non più individui ma entità costrette a trascinare se stesse.


La vita... un'esperienza gravosa che nel suo procedere meticolosamente crudele, schiaccia, spazza, debilita, macera, consuma, scarnifica, fino a rubare per sempre l'anima e restituire soltanto spettri senza sguardo.

Nemmeno l'amara consolazione di un pacificatore annullamento totale che porti via con sé ogni segno. Tolto tutto tranne la consapevolezza aspra e dolorosa di ciò.

Sono opere "faticose" da guardare, quelle che mi hanno evocato di rimando sono immagini funeree di vita strappata: i cipressi di un cimitero, scheletri di alberi arsi dal fuoco. 



Quando si hanno delle inquietudini profonde nell'animo, alcune volte l'unico rimedio sembra essere riuscire ad esternarle in una forma concreta, è come se questo le placasse un po', le rendesse più leggibili ed affrontabili. 
Una qualche forma tangibile che si confaccia di più a noi stessi. Dipingere, scolpire, intagliare, ricamare, cantare, scrivere...

Qualsiasi forma d'espressione è già solo per questo un'opera d'arte: permette di uscire fuori da se stessi quando si sente il bisogno di prendere una boccata d'aria.



mercoledì 10 ottobre 2012

Embè?!

Chi lascia la strada vecchia per la nuova sa quel che lascia ma non quel che trova.

Embè?! Se è lastricata di puntine e tu non sei un fachiro, mica ci perdi.

Just the way you are.

Cielo autunnale



Non fa così freddo eppure il vento in alto ha spazzato via le nubi.
Rimane questo cielo di milioni di stelle brillanti come diamanti su velluto blu.
Un cielo da essere in due a tenersi perché a guardarlo perdi il contatto col terreno e ti sembra di cadere.

Guardian http://www.youtube.com/watch?v=gCBIG28On0o

martedì 9 ottobre 2012

Così è deciso, l'udienza è tolta?


Chi è senza peccato scagli la prima pietra... 

In chiunque nasce implicito un giudizio quando ci si trova davanti alle altre persone e alle loro azioni, non è una cosa strana. Perché si ha una propria coscienza, una propria logica, propri sentimenti, un proprio schema di comportamenti; e il mondo\gli individui che circondano ognuno li interpreta in base a questa griglia. Implicita od esplicita.

La distorsione cacofonica semplicemente si crea quando la pietra che prima bisognerebbe rivolgere contro se stessi, piace lanciarla solo sugli altri. 

Ci sono cose che non stiamo nemmeno a chiederci se riteniamo riprovevoli o meno, per noi lo sono e basta. Di solito sono cose eclatanti e maggiormente condivise, quelle per cui si è fieramente tranquilli di esprimere giudizi tassativi, aut aut.

Perché per tutto il resto si è molto più cauti e si accettano diecimila sfumature? Le sfumature è auspicabile e sacrosanto conoscerle, in determinati casi comprenderle, ma giustificarle tutte è un altro paio di maniche.

Di Marcellino pane e vino ce ne stanno pochi (che poi troppa ingenuità e troppo buonismo sono qualità? Invidiabili?). Ci dev'essere qualcos'altro che bolle in pentola.

Io credo che in realtà tutto passi essenzialmente attraverso noi stessi: definirsi magnanimi potrebbe essere solo il modo edulcorato e autoconsolatorio per non confessarsi fragili. Forse quando tolleriamo determinate cose in qualcun'altro, lo facciamo solo per giustificare e non ammettere le debolezze che sono quelle stesse che abbiamo noi.

Per certi versi essere bianchi o neri e giudici poco larghi di maniche potrebbe non essere sinonimo di chiusura ma di una coerenza rassicurante.

Il fatto è che, possedere svariate tonalità ma essenzialmente perché non si parte da propri colori primari indelebili, facilmente crea contrasti più che gradazioni.