domenica 30 ottobre 2011

I ruoli

Parcheggio! parcheggio! parcheggio! Trovato! E' sulla sinistra della carreggiata, il mio lato sfavorevole, ma ne è appena uscito il Titanic, e anche se quando accendo il clima, il motore della mia C3 fa un rumore tipo Maserati Granturismo, la sua potenza è concentrata in una lunghezza decisamente minore. Non dovrebbero esserci problemi. Tutto risolvibile con delle fluide rotazioni del volante, appoggiandoci semplicemente sopra la parte inferiore del palmo con la mano semiaperta, che quando sono seduta dal lato del passeggero e a fare questo gesto è un uomo ...(puntini di sospensione per permettere a tutte le donne di elaborare pensieri al riguardo) che oltre a un buon occhio è dotato anche di belle mani, bei polsi forti e esageriamo, un bell'orologio, ma non per lo status, sono proprio belli gli orologi ed è una pura questione di sillogismo ipotetico: se i polsi robusti sono belli, e gli orologi sono belli, e gli orologi sono belli al polso, allora un bell'orologio a un bel polso è un' immagine bella al quadrato. 

Ma comunque inizia la manovra, uffa nooo! che disdetta che il cemento del marciapiede abbia subìto proprio ora una dilatazione termica e abbia quindi urtato la mia ruota. Ecco qual era la variabile del mio diagramma mentale di park assist nascosta da una caramella gommosa, se si appiccicano non le stacchi più! Ci saranno altre occasioni per la perfezione, don't worry, c'è stato solo un ritardo di qualche secondo per portare a termine l'operazione. Ed è allora che lo vedo. Immobile, ieratico come la sfinge di Giza, che mi guarda fisso, senza nemmeno sbattere una volta le palpebre, ma è una persona o un cartonato?? Il cipiglio si è mosso all'insù, il lato della bocca un po' all'ingiù, è un omino di avanzata mezza età che sta giudicando in silenzio. 

Bene, penso scocciata, okkei! Lo so che qui avrebbe parcheggiato anche un bambino che fino al giorno prima ha guidato solo macchinine Fisher Price, ma è il caso che lei mi guardi così?! come San Pietro quando presenterò la mia domanda di ammissione per il Paradiso? Non credo che competa a lei farmi sentire in colpa per tutti i miei peccati proprio ora! Si lo ammetto, guido decentemente, ma i parcheggi non sono nelle mie corde,o nelle mie marce, a volte li so fare, a volte no, e non dipende nemmeno dal livello di difficoltà, ci sono congiunzioni astrali decise molto prima della mia nascita dove '' vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole'' mio caro Caronte della strada, perciò dimostra un po' di pietismo per questa femminuccia al volante e se proprio vuoi osservare fino alla fine come gestisco l'ansia da prestazione che mi hai messo addosso, almeno dissimula leggermente!

No, un attimo. Non può finire con questa resa. Io ho i cromosomi XX e lei XY giusto? Rimettiamo a posto l'universo, ognuno di noi può avere qualcosa dall'altro : io parcheggiare velocemente e bene, e lei sentirsi appagato. Esistono i ruoli... Tiro giù il finestrino, indosso le labbra di Alba Parietti, il sorriso di Barbara D'Urso e le ciglia di Marilyn e dico: ''Posso approfittare di lei?( Pausa breve, giusto per permettere al doppio senso di insinuarsi). Mi dice se tocco? è proprio vero: donna al volante...''occhi negli occhi. A questo punto potrei anche scendere dall'auto e dare le chiavi come al parcheggiatore. La sua smorfia di disgusto si trasforma nell'espressione del più cortese cavalier servente, la dama ha chiesto soccorso ammettendo che per certe cose ci vuole un uomo e quell'uomo non può certo tirarsi indietro di fronte a una così gentile e indifesa creatura. 

In 3 secondi l'auto è perfettamente posteggiata, stessa distanza davanti e dietro, ruote parallele come i binari della metro. Scendo e dico ancora: ''grazie mille, e comunque sa che è un fatto di risposta ormonale del cervello al testosterone se statisticamente le donne hanno una peggiore percezione delle distanze rispetto a voi uomini?'' Ehi ma se ne sta già andando?! Le stavo ancora parlando, seriamente questa volta, forse si sarebbe fermato ancora un po' se avessi avuto il tacco 12?! Guardi che il rumore di un tacco si dimentica presto, una bella conversazione rimane, se ne ricordi per i suoi prossimi 30 anni, potrebbero riservarle tante sorprese. Un saluto a tutti gli uomini e anche agli ominicchi, il mondo è bello perché è vario no?



sabato 29 ottobre 2011

A way back

Questa notte si spostano indietro gli orologi. Una cosa banale che si ripete ogni anno e che nel migliore dei casi si fa pensando: bene posso dormire un'ora in più, o per chi non dorme sennò non piglia pesci, solo un altissimo rischio di scheggiarsi un'unghia nel tentativo di infilarla sotto la  rotellina dell'orologio per farle fare lo scatto.

Un'ora indietro...questa notte voglio fare un gioco, questa notte la macchina del tempo sarà parcheggiata nella mia tasca, per fortuna in Autunno con le giacche,ecc si è pieni di tasche! Alle 3 torno nel passato di un'ora e dirò quello che prima forse non avevo detto, forse farò quello che prima non avevo fatto, perché so già dove arriverei non dicendo e non facendo,sono tornata indietro nel tempo, wow!

Se qualcosa non mi sarà piaciuto di "dove" sarò alle 3 ,potrò cambiarlo. E' la prima volta che provo a guidare la macchina del tempo e poi miniaturizzata nella mia tasca probabilmente non ha tutti gli optional di quella originale, per cui per poter non far esistere quello che già invece è stato dovrei aver fatto un corso di guida sicura e impratichirmi, stasera pazienza per questo; alcune volte, poche veramente, per come la penso, bisogna accontentarsi.

Beh, cosa c'è da guardare? Sono una donna, posso stare con la mano in tasca quanto mi pare senza correre il rischio di diventare cieca! Mica posso rivelare cosa sto tenendo tra le dita, non la posso perdere la macchina del tempo.

Anche se... la cosa altrettanto prodigiosa o di più, che il tornare indietro nel tempo, sarebbe se si rifarebbero comunque le stesse cose. Non avere rimpianti non la farebbe apparire poi così straordinaria una macchina del tempo.

venerdì 28 ottobre 2011

Les Prèludes

Momenti lontani dalle voci che si accavallano, che si inseguono, che ci inseguono, che rincorrono, che non si riconoscono, brusio. Una stanza, occhi chiusi, immobili, un lusso, una musica di musica, fuori dalla porta le parole, strumenti, fluire, farsi attraversare, un torrente che lambisce i sassi e scorre, scorre, terapia. Ci sono sensazioni che hanno usato come mezzo degli uomini per essere suonate e ascoltate e a volte sono nati momenti di bellezza.

 Liszt, les Prèludes. Accompagnati dolcemente all'ascolto interiore, ecco muta il tempo, si, dev'essere quel nodo che non si scioglie, dev'essere quella tristezza tenuta recondita, scale frenetiche, è irrequieto l'animo, cerca un posto, il proprio posto, è questo il senso di ogni esistenza, non si arrende, sopravvivere e poi vivere, riscatto, il finale, un crescendo, energia cristallina e indomita, coscienza di sé.

 Quando il ritmo cresce è un attimo, si afferra il senso, ma non c'è esplosione, il culmine e nel momento stesso fine. Sembra di vederla la mano di un direttore d'orchestra che aspira nel suo gesto in un lampo tutto il suono, e l'aria per un attimo rimane greve d'intensità, allora si può sentire di nuovo il corpo, il cuore, da accelerato riprende il suo ritmo, la propria fisicità era abbandonata, l'animo in viaggio di giorni, mesi, anni? 
Ogni strumento col suo timbro ,impronta unica, tutte le sue scale, e insieme agli altri, a indagare e rendere palpabile ogni colore dell'anima.   
E più il suono è forte più la fa vibrare, mai un frastuono. Alcune opere di musica classica sono un 'estasi.

Aforisma



Sono le domande che sembrano più complesse ad avere le risposte più semplici

venerdì 14 ottobre 2011

La rete

Esiste una rete, che ogni giorno pur essendo sotto gli occhi di centinaia di persone, risulta invisibile; è la rete di sicurezza dei trapezisti, lei rimane li tesa nell'ombra , pronta nel momento del bisogno, sopra ed intorno a lei la vita scorre, il trapezista volteggia, oggi con un trapezio dorato, domani con un'altalena piena di lustrini, il giorno seguente su una solida fune, il pubblico lo acclama, applaude, ride felice, lo fa sentire importante, tutta l'attenzione è per lui e per lo spettacolo del momento;

nessuno si cura della rete, lei rimane li giorno dopo giorno; quando il circo è chiuso, la notte, lei invidia un pochino le sue cugine: la rete da calcio, amata da milioni di persone che non aspettano altro che vederla e ogni calciatore la sogna tutte le notti; la rete da pallavolo, temuta ed amata dalle giocatrici, il solo toccarla o l'oltrepassarla può cambiare le sorti di una stagione; la rete da tennis, una sottile linea fra vittoria e sconfitta ,e la più fortunata: la rete da pesca, amata e curata come un amante; controllata, accarezzata, rammendata e riposta ogni giorno con cura.

La rete di sicurezza sa benissimo che il suo ruolo, per quanto importante, è difficile perché è un ruolo umile,deve essere invisibile ed essere presente nel momento del bisogno, ma lei è fatta di semplice corda, per quanto robusta è soggetta al logorio del tempo, lei non può parlare, non può urlare, non può far capire al trapezista dove si sta sfilacciando, a volte cerca di scricchiolare ma non sempre viene sentita, ed il suo scricchiolare viene interpretato solo come un fastidioso rumore di sottofondo.

Ma nel momento del bisogno, quando succede l'irreparabile, quando la mano scivola, ecco che il trapezio dorato, l'altalena luccicante, la robusta corda non sono più così importanti, il clamore del pubblico si ammutolisce; e l'unica cosa importante è che la rete sia li pronta a sorreggere il trapezista, pronta a salvarlo dal disastro; ma se il trapezista non ha curato la rete, non l'ha rammendata, non l'ha lavata dalla polvere, non troverà una solida salvezza, ma soltanto un debole ostacolo lacerato fra lui e la fine.

La rete chiede solo un pò di attenzione e delicatezza, chiede solo di essere rammendata, di essere controllata e curata, di essere accarezzata in segno di gratitudine finiti gli esercizi, per la sua discreta presenza. Chiede solo di ricordarsi di lei non soltanto nel momento del bisogno.
Grazie E. W. P. D. R. M. C. S.


domenica 2 ottobre 2011

Poesiando

Un solo nido
verso cui librarsi,
un solo cielo
in cui disegnare il proprio volo
Cadere, roteare, volteggiare
planare, poi
posarsi.
Gran battito d'ali
Desiderare
di riincontrare
le stesse mani strette
prima di partire
Impronta,
tenera,
nel prato dei miei pensieri,
guardare leggere
le tue orme
al fianco delle mie
Ti troverò,forse,
ad aspettarmi
dove il tempo
sono le nostre parole
e lo spazio
i nostri abbracci.
Ti faccio il più profondo dei doni
libertà
di sognare
i tuoi sogni,
libertà
di scalare
le tue vette,
libertà...
se fosse lasciarsi
amare
increduli
per tutta quella luce
con cui illuminiamo dolci
il nostro
Paradiso?
Se fosse...
ciò che non è


giovedì 22 settembre 2011

La telefonata del mattino

Ante ancora chiuse, sarà una giornata di sole o plumbea? Chissà? C'è ancora un legame troppo tenero col perfetto tepore del corpo tra le lenzuola per scoprirlo subito. La mente è sveglia, ma la sveglia sonora non ha ancora suonato, battuta sul tempo che di li a poco e per tutto il giorno comanderà lui. Viene da sorridere, nel soddisfatto compiacimento di avergli soffiato il suo primato, per alcuni istanti lui è ancora nostro e non noi di lui. 
La prima telefonata... 

Priva di contenuti, solo due voci che vogliono incontrarsi per cullarsi fino al passaggio verticale. Come quando la mano segue il sellino di un bimbo che sta imparando ad andare in bici, lo accompagnerà per un piccolo tratto e lui si avvierà serenamente alla nuova esperienza perché quella presa sicura e dolce farà tutto per lui. E quando starà pedalando da solo non gli sarà nemmeno sembrato che la mano se ne sia  andata, lo stato di grazia sarà lo stesso.
 Bello se tutti potessimo avere quella telefonata del mattino che ci avvia amorevolmente alla pedalata. 

martedì 20 settembre 2011

Home, sweet home

Quei periodi di transizione, quando le femminucce sentono la voglia irrefrenabile di andare dal parrucchiere e fare un bel tagliando alla vecchia e non più rappresentativa criniera, e i maschietti, bo?, si fanno crescere i baffi?. La mia capigliatura poco si presta a cambiamenti drastici, ma quel senso di rinnovamento dovrà pure scaturire in qualcosa.
 La casa, la casa ci rappresenta moltissimo, dimmi com'è e ti dirò chi sei. Se sei un giovane adulto ed è piena di centrini e mobili di legno un po' retrò e i tuoi vestiti perfettamente lavati e stirati emanano uno stuzzicante effluvio di polpette e intingoli, significa che sei un mammone. Se quando entri le tue scarpe vorrebbero subito reincarnarsi in due pattine sterilizzate vuol dire che forse i padroni di casa sono un po' ingessati. La casa siamo noi  e può capitare di non sentirla più così accogliente se non segue i cambiamenti interiori di chi la abita.

 Ho guardato la mia e uno spirito da architetto per grandi spazi si è impossessato di me: questa stanza sarà tutta cabina armadio, questa la vorrei uno studiolo col parquet, questa... azz...,rimangono solo cucina e bagno, il letto a scomparsa starebbe meglio attaccato al frigo o alla cabina della doccia? Ecco che allora la mia casa mi sembra tremendamente piccola, tutti gli spazi occupati, assolutamente insufficiente a contenere tutto il mio slancio emotivo, tristezza, meglio rivalutare l'idea di affidarsi a un professionista della lacca mi son detta? Poi  è successo un fatto, ho momentaneamente tolto il tavolo dalla cucina (e il perché è un'altra storia) e boom! la mia casina mi è apparsa enorme, piena di opportunità, addirittura compatibili col fatto di avere comunque un piano orizzontale su cui nutrirmi.

A volte basta liberare gli spazi e la mente dalle cose ingombranti e superflue legate al passato e nascono nuove entusiasmanti possibilità.
Non servono certo grandi metrature o il maggior numero possibile di oggetti, per far percepire la casa come il proprio caratteristico nido, bastano cose semplici, basta un elemento portato da un viaggio speciale, un'immagine cara appesa alla parete, indizi inconfondibili del nostro percorso. E quando in quel nido facciamo entrare qualcuno a cui vogliamo svelare tutto il mondo che ci sta dietro, nuovi spazi si aprono dentro di noi.       

lunedì 19 settembre 2011

Ciao

Squilla il cellulare,non è una suoneria personalizzata quindi non è qualcuno che si sente proprio così spesso, chi sarà? Una vecchia amica, nel senso di un'amica da vecchia data, che per questioni logistico-geografiche non vedo, purtroppo, così sovente.                                 
 "Ciao sono vicina a casa tua, se sei in casa scendi per un caffè?" . Scendo si, anche con i bigodini in testa, che belle le cose estemporanee! Ci salutiamo,ma non con i soliti due baci sulle guance da madamine, un bell'abbraccio, siamo veramente contente di vederci, mica ci si può accogliere come se avessimo solo incontrato il ragionier Rossi. 

Entriamo in un bar dove campeggia uno di quei calendari con la foto della propria figlia/nipote, credo proprio la figlia della barista, si ravvisa una certa somiglianza...sarò cattiva ma certi bambini sono oggettivamente brutti, magari da grandi diventeranno stupendi,ma se ci si mettono pure i genitori ,a sottolineare quei lineamenti infantili un po' scarabocchiati ,con delle pettinature da caramelline zuccherose, non sono io la cattiva, vuoi proprio fare in modo che mentre scelgo il croissant una nota stonata suoni dentro di me e mi imponga di tradurre in pensiero ciò che poteva tranquillamente rimanere un segreto tra me e le mie rètine!
                     
 Ma comunque, la cosa che ci tenevo a evidenziare è che quando incontri una persona con cui nell'infanzia-adolescenza hai cementato un'amicizia vera, possono passare anni di silenzi e assenze ma quando ti rivedi hai la spontaneità che avresti con tuo sorella. Forse perché in quel momento non sono due adulte che si incontrano, ma quelle ragazzine spensierate che abitano ancora dentro di noi. Ciao Claudia,alla prossima.