sabato 7 aprile 2012

Occhi chiusi

C'é chi la fa impossessandosi di tutto lo spazio,chi è in perenne movimento in un punto statico, chi rimane immobile con il piede che scandisce il tempo.

Chi ha un aspetto che, finché non inizia il suono, sembra lontano anni luce da lei, più da fioraio forse, o da nerd, o da impiegato delle poste.

E chi sembra suonare di suono proprio anche solo quando fa un qualsiasi gesto.

La musica.

Ma a tutti quelli che la fanno,prima o dopo, fa chiudere gli occhi.
Si va dentro,ognuno a inseguire la propria nota. Sperando che quando si riaprono gli occhi quella nota non sia stata solo un sogno.

lunedì 2 aprile 2012

Nero su bianco2

Stavo pensando..., gli aforismi a volte possono risultare una scorciatoia.

Possono dire tutto o niente se estrapolati dal contesto o dalla mente in cui nascono.

Sono sempre stata amante delle parole, quelle che spiegano, quelle che chiariscono, quelle che alleviano, quelle che fanno ridere, quelle che sfogano, quelle che raccontano, quelle che esprimono un amore.

Si dice che tante parole a volte non servano, anzi, siano dannose. E infatti è così se rimangono appese a un palloncino destinato a volare via. Ma se non è così, è una cosa stupenda ascoltare e ascoltare ancora. E' una cosa stupenda avere delle cose da voler comunicare a pieno, per restituirne il significato profondo.

Rifiutare o non cercare un dialogo, significa non avere argomentazioni, significa non crederci, significa essere vigliacchi, significa nascondere qualcosa. Intendere parole vuote e inconsistenti, smaschera le falsità. 

Non potrei mai, amare, nè una persona di poche parole, nè di tante parole inconcludenti. Non potrei mai amare una persona che talvolta non senta il bisogno di scrivere una lettera, o che sappia solo rifugiarsi in esse per paura di guardarmi negli occhi.

Nero su bianco

Questo post è dedicato a Gianni, il barista del bar che ho sotto casa, che mi vede quasi tutte le mattine e che mi sgrida perchè sul blog non l'ho ancora citato.

(Adesso che l'ho fatto, ti pregherei di non confonderti più quando mi metti il cioccolatino! Io lo voglio al latte, non fondente!)

Quando le persone sono, più o meno, sempre la stesse, il barista potrebbe disegnare un grafico sull'andamento dell'umore della clientela. Il mio grafico, più che a una parabola, somiglierebbe a delle montagne russe credo!

Per fortuna sua, quando ho "il cristu", come lo chiamo io, mi limito a scofanarmi un cannolo in più e ad essere loquace come un pesce palla.

In questo bar c'è una lavagnetta su cui Gianni scrive delle frasi corrispondenti al proprio di grafico, e dopo che le ho lette ne nasce sempre una conversazione. Per certe cose le fluttuazioni sono molto comuni.

Stamattina c'era scritto, su per giù (perchè sennò poi mi chiede i diritti di copyright):

"Si spreca la vita a sconfiggere la paura e quando ci si riesce ne subentra un'altra: quella di avere ancora poco tempo per vivere. Allora converrebbe provare da subito la paura di non vivere, cosicché, nella vita, non si avrebbe paura di null'altro".

domenica 1 aprile 2012

Baci da Alassio

Diamo a Cesare quel che è di Cesare! La focaccia è senza ombra di dubbio ligure.
E mangiarla col mare davanti non ha prezzo (per tutto il resto c'é masteracard). Un po' come gustare un brasato al barolo nelle Langhe piuttosto che a Domodossola!

Passeggiare nel budello, avere occhi,anzi naso, solo per le vetrine delle panetterie.
Col prezioso bottino sfilare in copricostume tra le persone che hanno addosso la giacchina, perché distesi in spiaggia si sta una meraviglia,ma sulla terraferma fa ancora fresco.

Tornare in fretta al telo mare a mangiare,per sfruttare ogni minuto di questo sole delicato.

Un gabbiano atterra a un metro di distanza e rimane fermo lì, guardando nella nostra direzione.
Non ha fame perché non si getta su un'oliva che gli lancio. A un certo punto distende le ali e lancia un urlo da far impallidire Maria Callas!

Dei signori guardano il quadretto incuriositi. L'ho addestrato! gli dico.
Baci da Alassio

venerdì 30 marzo 2012

Profumo di mare

Spiaggia pressoché deserta. Una leggera brezza che non tocca il corpo disteso.

In costume a fine marzo. Solo il rumore delle onde che sostituisce il rumore cittadino. Una coccola da assaporare lenta,come il tempo che si ferma.

Parole che lasciano la loro impronta inconfondibile sul lungomare dei pensieri.
Pelle calda e ambrata, una camicia leggera, jeans risvoltati sopra le caviglie,piedi nudi imperlati di granelli di sabbia.

E naufragar m'è dolce in questo mare.

Funiculì funiculà

Destinazione Napoli. Anche se è solo per 1 giorno e mezzo, ho l'impressione che mi sembreranno giorni eterni. Diciamo che non è proprio un viaggio di piacere.

Partenza alle 5 da casa. Se, normalmente, per svegliarmi presto, inveisco pure contro tutti i santi del Paradiso e me ne invento anche di immaginari per non essere troppo blasfema e continuare ad inveire, questa volta sono in piedi prima che suoni la sveglia.

Sono le cinque e due minuti e chiamo Elvio (che mi accompagna all'aeroporto) per "sgridarlo", io, per una volta, che non è puntuale, se non in anticipo, come suo solito.

Devo ammettere che comunque mi piace sempre partire quando non è ancora chiaro, allontanarmi dalla città che dorme, senza svegliarla. Caselle è buio, se non per le lucine che illuminano la pista. Sembra una fiaccolata, immagine romantica, sospiro...

Posteggiamo. Elvio mi prende il trolley e me lo porta per un tratto sollevandolo, invece di trascinarlo. Ringrazio, la stanchezza mista alla scarsa propensione per questo viaggio mi renderebbe il rumore alquanto insopportabile.

Una buona colazione riesce sempre ad ammorbidirmi, un pochino, anche un'inizio di giornata amaro; e infatti, come al solito, quando mi alzo, la mia postazione sembra quella di quattro bambini di tre anni messi insieme: tutta briciole e macchioline.

Conoscendo il tipo, indico con estrema precisione alla persona che sto accompagnando, dov'è il bagno. Invece non imbrocca subito la porta antipanico?! Scatta l'allarme. Apposto siamo! Iniziamo bene! Ancora addolcita dalla marmellata della brioche, non mi rimane che sorridere scuotendo la testa e scrivermi l'appunto di comprare un cornetto portafortuna alto 1 metro, appena atterrati!

Il mondo è piccolo. Mentre sto entrando nell'area passeggeri noto un viso conosciuto. Non sono sicurissima che sia lei, lei sorride sempre, invece aveva l'aria cupa. Va beh, al massimo farò finta di salutare una persona invisibile nella sua direzione, in lontananza.

"Annì!" (è la mia parrucchiera - post Specchio delle mie brame). Mi riconosce e mi viene incontro. Sta imbarcando per il Perù suo fratello, ecco perchè lo sguardo triste. "Allora ciao ci vediamo presto così ravviviamo un po', perchè sono spenti" (sta parlando dei miei capelli). 

Eh no Annì! Per l'umore che ho stamattina, già tanto che non mi siano diventati lisci da soli! Non stiamo a spaccare il capello! (ho visto che ho un lettore in Gran Bretagna, questa battuta è per lui\lei).

Ci imbarchiamo. Mi metto in fondo alla fila sulla scaletta, mi piace potermi soffermare a dare un ultimo sguardo. Sulla carlinga dell'aereo c'è scritto: it's nice to fly with friend again. Apposto2 siamo! Un viaggio simile l'anno scorso è stato il peggiore dei miei incubi.

Il decollo. Ha sempre un qualcosa di affascinante. E' come quando ci si innamora.

Si ha un senso di eccitazione mista a un pizzico di paura, si sentono le farfalle nello stomaco mentre ci si solleva da terra. Quando si è in alto e si è raggiunta stabilmente la quota, ci si può permettere di rilassarsi un pochino. Magari schiacciare anche un pisolino, ma viene la voglia di riaprire costantemente gli occhi perchè ciò che si vede da lassù stupisce e appare sempre bellissimo.

Arrivo. Il tassista che ci accompagna all'albergo si ciuppa una caramella e ci chiede se ne vogliamo, è l'ultima. Rispondo: "si, si, grazie. Lo so che sperava rispondessi di no, ma purtroppo si è imbattuto in una caramellofila compulsiva!". Procediamo zigzagando a tutta velocità, rasenti alle altre auto manco fossimo Valentino Rossi in sorpasso. Mi spiego la funzione dei 3 rosari appesi allo specchietto retrovisore!

Altro giro, altra corsa. Qualche ora dopo, rieccoci su un taxi. Rimango sola col pomeriggio da occupare. Chiedo consiglio al tassista che mi sembra onesto e amichevole e lui mi dice che con i mezzi pubblici è difficile muoversi perchè Napoli è tutta un cantiere per l'imminente regata velica, inoltre l'unica meta a cui avevo pensato di mercoledì è chiusa. Apposto3!

Vede la lacrima da cartone giapponese e mi dice che se voglio mi accompagna lui a fare un giro. I criceti salgono sulla ruota del mio cervello e rispondo che va bene. Terrò bene d'occhio il tassametro. "Dammi del tu, io sono Enzo".

Azz, Napoli come Bangkok: un caos di traffico pazzesco, ed è sempre così mi dice lui. Passiamo di fronte alla chiesa del Gesù e ci fermiamo poi alla Cattedrale, quella del miracolo del sangue di S.Gennaro. "Qui entriamo un attimo e ti faccio vedere dentro perchè è bellissima". E' proprio bellissima. Da stare letteralmente col naso all'insù ad ammirare il soffitto a cassettoni decorato con splendidi dipinti.

Quando usciamo Enzo mi indica la portiera anteriore: " Ti faccio venire davanti sennò mi sembra di fare il taxi!". Imponente il Maschio Angioino, immensa Piazza del Plebiscito, elegante il teatro S.Carlo. Rotta per Mergellina e Posillipo "ma prima ti porto in un posto dove devi assaggiare una cosa. A Napoli 3 cose ci stanno belle: 'o mare, 'o sole e le sfogliatelle!".

Mi offre un caffè e una goduria di sfogliatella,bontà!
Mi gusto Napoli e il golfo dall'alto, ho trovato uno che parla ancora più di me, ma è un bene, oggi avevo bisogno di non essere on my own. E' contento che il giro mi piaccia perchè "sei proprio una brava guagliona!". E' gentile, mi scorta al bancomat ("Non preoccuparti, con me stai sicura!") e mi apre sempre la portiera, anche lui è un bravo guaglione!

Frena e tende il braccio davanti al mio torace, a "protezione". "Ah Enzo! tenimm 'e mani sul volante, che sò bbrava, ma te cionco le braccine!". "Brava e pure che sa 'o fatto suo, sei da sposare!". "Beh allora se non trovo proprio nessuno, ti vengo poi a cercare!". "Anche un po' stronza! Bello!". "Guarda che se vuoi posso esserlo molto di più!". Se continuassi a stare al gioco potremmo andare avanti un'ora.

Ops, in borsa non trovo più le chiavi dell'albergo. Mi agito. "Eppure le avevo in mano uscendo, ne sono sicura!" "Ma sicura sicura? Non è che le hai lasciate là?"  "Ti dico di no! (sono molto abbattuta perchè queste cose, a dir la verità, mi capitano spesso, ma quando ho la testa altrove mi ricordano il motivo per cui ho la testa altrove e la mia sbadataggine oltre al danno aggiunge la beffa) Uffa ma perchè per 'ste cose ho proprio una testa di gazzo?! Eppure devono essere qui in macchina, le avevo in mano ti dico, quello me lo ricordo perfettamente!". Cerchiamo ovunque sul taxi, anche sotto i tappetini, nonostante il portachiavi grosso come un melone dovrebbe vedersi subito se ci fosse.

"Fammi la cortesia, chiama in albergo e chiedi, così lo escludi del tutto". Chiamo. Il concierge superefficiente risponde con voce suadente che la mia chiave è appesa alle sue spalle. "Enzo scusa una domanda: è contrario alla politica dell'azienda menare le clienti vero?!"

Fine del mio budget, mi faccio riportare in albergo. Enzo mi lascia il suo numero perchè l'indomani ci vuole accompagnare lui in aeroporto e la mattina, se voglio, gli piacerebbe portarmi a vedere Caserta. "Quella a te piace di sicuro! La tariffa fin là è 70, ma per te faccio la metà". "Lo immagino che sia meravigliosa e io ho una vera passione per le regge e i palazzi reali, sai? Sei caro, ma domani mattina la mia logistica è complicata, invece per l'aeroporto va benissimo ti ringrazio, anche per oggi".

La mattina dopo, vado giusto a farmi una passeggiata in solitaria nel bel parco di Capodimonte. Probabilmente è un imprinting dell'infanzia trascorsa dai miei nonni in Langa, ma niente mi tranquillizza quanto passeggiare in un bosco, nè il mare, nè la montagna, solo il verde e l'aria fresca sotto le piante.

Ultimamente mi sto spostando sovente. Più, o meno lontano. C'è, da una parte, la curiosità del nuovo viaggio, dall'altra un compagno che purtroppo riesce sempre a infilarsi in valigia, e seguirmi.
E' quel senso di malinconia che prende quando si avverte che manca qualcosa. E mi piacerebbe fosse solo la mancanza dei miei mici adorati che lascio a casa.



martedì 27 marzo 2012

5 minuti che sennò si asciuga il colore!

Qualche tempo fa sono stata alla mostra su Leonardo. Le sue opere erano frammiste ad altre dei suoi allievi, il celebre autoritratto del viso vicino allo stesso viso disegnato per mano altrui.

La grandezza di Leonardo per me?
La capacità di rendere, con una facilità sconcertante, in pochi veloci tratti, il mondo.

Si percepisce la sua mano veloce, forse non quanto la velocità dei pensieri, delle idee. La necessità di mettere su carta per fare un po' di spazio in una mente vulcanica, perennemente in eruttazione.

Tutti i suoi disegni hanno una forza comunicativa enorme, ma quello che mi fa trasalire è vedere che l'artista è riuscito a disegnare degli occhi che a guardarli ti portano dentro l'anima della persona ritratta. Credo che sia la cosa più straordinaria e più difficile da realizzare.

In questa luce, a confrontare il suo autoritratto con gli altri, questi ultimi non possono far altro che inchinarsi di fronte alla sublimità.

Pochi giorni dopo ero a casa della mia amica Iolanda (la stessa del post Brigitte Bardot) e appeso nell'antibagno (si, perchè in una casa non banale deve stupire che le cose siano nel posto dove normalmente ce le si aspetterebbe) ho notato un quadro che mi ha catturato.

Un viso, matita rosso aranciato, pochi tratti, e, soprattutto, gli occhi vividi.

Iolanda mi ha visto osservarlo e mi ha detto che lo aveva fatto un suo amico che è un pittore torinese affermato. Alberto Lanteri. "Mi piacerebbe fartelo conoscere" "Piacerebbe tantissimo a me conoscerlo!"

Sabato scorso, con il sole tenero tenero, mattinata di relax insieme a Iole. Un abitino scandisce il mio nome e non posso non acquistarlo, mi comunica un senso di sorriso e primavera, che è ciò di cui ho bisogno. "Siamo vicine a casa di Alberto, dai lo chiamo, così se c'è passiamo a salutarlo!"

C'è e risponde senza indugio: "Si si, venite pure, però ho solo 5 minuti perchè sennò si asciuga il colore!"
Non saprei descrivere la casa, sono entrata in più stanze, ma non sono riuscita a focalizzarmi su nessun particolare d'arredamento, perchè le decine di quadri,quadri, quadri, appesi ovunque, non mi hanno permesso di abbassare lo sguardo. Caleidoscopica visione!

L'unica cosa che ricordo benissimo è il tavolone ricoperto da un tappeto di pennelli di ogni genere, viene voglia di sfiorarne le setole come i fili d'erba di un prato.

I colori sono brillanti, i disegni e le immagini mi trasportano in un'atmosfera gioiosa, spensierata, di totale leggerezza. Sembra l'opera di un bimbo felice, apparentemente semplice, ma ricca di rimandi e particolari, mi ricorda quella di Mirò e Kandinsky. E infatti, così come a cospetto dei loro quadri, non riesco a smettere di sorridere.

Ci dice che a breve esporrà a San Pietroburgo, con la stessa tranquillità con cui io potrei dire: dopo vado a fare la spesa al Carrefour. Sono entrata in punta di piedi e in brevissimo tempo questa totale assenza di esibizionismo, o affettazione, mi ha fatto sentire completamente a mio agio.

Usciamo. Spero sia stato un arrivederci! Magari la prossima volta indosso il vestito che ho comprato, si sposa bene con lo spirito che ho respirato!










lunedì 26 marzo 2012

Evviva gli sposi!

Un brindisi, anche letterario, agli sposi Manuela e Christian!

Appuntamento per colazione con quelli della Leva (cos'è la Leva? In quel di Albalandia e dintorni, per i 18 anni è consuetudine che gli amici nati nello stesso anno, si dìano alla pazza gioia per qualche settimana e infine offrano una festa pubblica per celebrare il loro sweet eighteen).

E' sempre un piacere rivederli, per me si tratta di una o due volte l'anno, ma come dire, l'humus da cui siamo cresciuti è lo stesso, e rincontrarsi, è una gioia. C'è una complicità autentica e soprattutto grandi risate!

Poi in occasione del matrimonio di uno di noi, maschietti e femminucce siamo tutti stirati e cotonati e, a guardarci, non si può pensare altro che siamo davvero carini tutti insieme!

Anzi, Silvio, che quando mi vedi mi accogli sempre con un bell'abbraccio e che, anche se avessi la lebbra, mi dici con un tuo francesismo: sei proprio figa!, grazie per la tua entusiastica freschezza e sappi che sei eletto manutentore ufficiale della mia autostima!

Giochiamo due cedole del Superenalotto (ricordiamoci che una ce l'ho io e l'altra Luca ..., facciamoci due domande se lo vediamo arrivare in Ferrari e si giustifica che è il premio di Ingegnere dell'anno per aver progettato il ponte sullo stretto di Messina!),e ci sparpagliamo nelle varie macchine, con me Beatrice.

Passano gli anni, ma le cose belle rimangono! Bea conserva l'animo da chioccia e oltre ad essersi portata il cappotto in lana d'alpaca perchè anche se siamo quasi ad Aprile non si sa mai, ha pure una borsa gigante da Mary Poppins perchè conosce la mia scarsa propensione per la logistica e ha immaginato che non mi fossi adeguatamente attrezzata per avere dove mettere il mio indispensabile corredo di oggettistica.

Che cara! (Ti voglio bene e te ne volevo anche quando alle superiori, durante le ore di Filosofia, il prof. girava tra i banchi durante la spiegazione e Paola ed io, a tua insaputa, mettevamo per terra il tuo "bellissimo" cappello di ciniglia e attaccavamo, sul davanti del tuo banco, un cartello con la scritta: Aiutatemi, ho bisogno di soldi per comprarmi la tinta per i capelli). Grazie anche a te, sto ridendo tantissimo!

Arriviamo alla chiesa, però non vediamo nessuno davanti. Un messo papale ci informa che, dato che siamo in Quaresima, il sacerdote ha preteso la massima puntualità, matrimonio alle 11 spaccate, sposa entrata in anticipo, possibilmente gioire con mestizia e festeggiare con una punta di contrizione! Beh, almeno sono vestita di viola!

Entriamo quatti quatti e ci sistemiamo in un punto da cui, al massimo, riusciamo a vedere la pettinatura di Manu. Non rimane che concentrarsi sulla predica. A sentire il tono della voce del prete, vien voglia di prescrivergli degli integratori perchè si tiri un po' su, ma le parole sono molto sensate e addirittura moderne!

Dice che non vuole che le persone rinuncino al matrimonio per paura che finisca male e di non poter più tornare indietro. Ci si deve sposare, ma quando non dovesse proprio più funzionare non è un peccato dividersi per darsi un'altra possibilità di essere felici. Sognare di passare la vita insieme ad un'altra persona non è pensare a cose fantascientifiche, è la realtà di pensare di farcela insieme. Sapere prendersi per mano.

Aggiunge: "Se devo darvi una definizione di amore, è: amare significa gioire che l'altro gioisca. Lasciate che i morti seppelliscano i morti, chi non capisce cos'è donare sia lasciato da solo". Ipse dixit.

Uno sbarluccichio richiama il mio sguardo, in mezzo a tanti completi maschili c'è n'è uno con la giacca decorata con ricami e pietre azzurre da far invidia a un rodeo texano e gilet in verde acqua abbinato! Bravo lui! Non è la linea di Pignatelli, ma almeno è uno che osa! Ci sarà tempo al pranzo per scoprire se è un souvenir indiano, o l'opera di un sarto nostrano con la cataratta!

Finalmente gli sposi possono fare il bagno di pubblico e di riso. Lei è bellissima nel suo vestito da principessa con la gonna larghissima, lontano dai miei gusti più "fluidi", ma perfetto per lei. Lo stesso faccino d'angelo dei diciott'anni, pulito e innocente, e, soprattutto, il miglior make up per il viso di una sposa: la felicità radiosa.

Ci avviciniamo per salutarla e vedendo che il corpetto è del modello: altamente performante anche se il seno è stato scordato a casa, la bacio e le dico: "Manu scusa, ma è anche antiproiettile?". Ride, lei è fantasticamente non ingessata e, per chi mi conosce, questo è il mio marchio di fabbrica per comunicare: sei una persona che mi piace, è un piacere vederti sorridere.

I novelli sposini si avviano al servizio fotografico e, noi invitati, al buffet di aperitivo in mezzo alle colline. Strada facendo passo davanti a un negozio che espone: offerta viole, primule e insalata! E' di buon auspicio per il banchetto, bel posto e buon cibo.

Che dissipazione di energie intrattenere interessanti conversazioni, dovendo però allo stesso tempo, ricorrere allo strabismo di Venere per adocchiare il cibo che viene portato, e spintonare (con grazia, non valgono i gomiti) per farsi largo fino ai tavoli a sanare il buco allo stomaco e la salivazione da bulldog!

Non sarebbe meglio prendere un numeretto, come dal salumiere? Chi ha il numero chiamato può concentrarsi in tranquillità, solo sui suggerimenti delle proprie papille gustative, e rinfoderare la mano ad artiglio che si insinua tra gli incavi corporei altrui per carpire l'ultimo foie gras; e chi è in coda può calcolare i tempi per organizzare la cordata verso il bagno! 

Arrivano Manu e Christian e ci dirigiamo alla piantina dei tavoli. Quello a cui sono seduta si chiama Madagascar, anche se Paolo, quello del gilet da mille e una notte, lo ribattezza "il tavolo dell'8 marzo" dato che siamo tutte donne.

sabato 24 marzo 2012

Ti va un cinemìno?

Ma è successo qualcosa a Torino e io non l'ho saputo? C'è stato un coprifuoco improvviso? C'era già l'ora legale e quest'anno gli orologi andavano spostati avanti non di un'ora ma di sei?? 

Ma comunque, dieci minuti prima dell'inizio del film il cinema era così: completamente vuoto,solo noi, il che per la verità, essendo una cosa atipica, è stato anche carino. Peccato non aver portato un monopattino con cui scorrazzare davanti allo schermo! E poi finalmente non avrei dovuto zittirmi da sola rendendomi conto che i miei commenti impellenti durante tutto il film potevano non essere graditi a chi era con me, figuriamoci al resto della platea! Potevo anche andare a commentare un po' più in là senza disturbare!

Lancio la giacca, per tenere il posto.., ma provo anche altre sistemazioni. Quando si può scegliere è un peccato fossilizzarsi sull'idea iniziale senza provare!

Ci sediamo e spunta una persona che sedendosi poco distante da noi, da solo, guardandosi in giro, forse ha l'impressione di essersi imbucato ad una festa privata e ci chiede se è la sala giusta. A risposta affermativa ci dice che lui è musicista e che all'ultimo gli è saltato il concerto. 

Volevo dirgli, ma l'ho solo pensato: "non si preoccupi, nella vita può capitare di andare al cinema da soli, ..., oh mio dio, io ho visto anche una commedia da sola e l'effetto di una che ride da sola non fa così ridere,va beh, scordàmuce ò passàt, ci vorrebbe solo un po' di Champagne di Hello Kitty per berci un sorso su!

Iniziamo a parlare a 5metri di distanza, col cinema vuoto, ridicolo, "Senta vuole venirsi a sedere vicino a noi? Siamo in tre, non possiamo nemmeno giocare ai quattro cantoni!"

Inizia il film e arrivano ancora una ventina di persone, siamo tutti vicini vicini, fine dello spazio elitario, come quando c'è un parcheggio completamente vuoto con solo qualche macchina qua e là e chi arriva va a mettersi proprio nel posteggio appiccicato a un altro. Uffi, non potrò aprire la portiera della mia boccuccia per farle prendere aria con le mie considerazioni in diretta.

Il film era Magnifica Presenza di Ozpetek. Ho capito perchè c'era poca gente, il film parte con tante belle speranze, ma non ingrana mai nemmeno la terza. Due frasi mi sono piaciute: "non riesco ad essere gay, figurati se riesco ad essere eterosessuale!" e "la menzogna spesso può essere convincente, per fortuna la verità lo è di più". Grazie a una delle mie millemila cards, stipate nel portafogli, da quella dell'Ikea a quella dell'erboristeria, però almeno ho avuto una riduzione sul biglietto.

Ci avviamo verso la metro e Marco ci dice di essere un trombettista, ma di fare anche l'insegnante di Musica in una scuola media. Si è trasferito a Torino quattro anni fa da Napoli e fa ancora un po' fatica ad abituarsi allo spirito nordista, un po' freddino, e non ci crede che sono barotta con tutte le certificazioni DOP, DOC e IGP. Da buon napoletano, anche quando parla normalmente, sembra di essere perennemente di fronte a uno sketch divertente.

Il racconto prosegue: il trasferimento a Roma dove secondo lui papà, vigile lì, ha fatto danni, e perciò tanti lo scambiavano per Enrico Brignano (effettivamente la somiglianza c'è davvero), i concerti davanti al Papa e con Pavarotti, suonare le colonne sonore di Ennio Morricone, la musica ..., c'è il ritmo anche nelle sue parole quando ne parla estasiato, commovente.

 "Qui a Torino ho anche un gruppo con cui suoniamo Gershwin, ...."

Ciao buonanotte, allora magari ci si rincontra, chissà?  Davvero tantissimo piacere di avervi conosciuto, una sorpresa!