giovedì 19 gennaio 2012

Come si potrebbe vivere senza...

Per gli "estimatori" con tutto il cuore, come me, di Hello Kitty, dopo l'abbigliamento e le stoviglie e la moquette dell'auto e i bavaglini e gli elastici per capelli e i braccioli da mare e le lenzuola e gli ombrelli e le caramelle e dimmi 3cose che ti porteresti sulla luna e una sarebbe per forza firmata Hello Kitty, ecco finalmente un prodotto adeguato!!! Kili e Brici ringraziano, quando qualcosa di bello lo puoi condividere con chi ami ha tutto un altro senso

martedì 17 gennaio 2012

Uno nessuno centomila

Partire prevenuti, si sa, ti chiude in partenza delle porte. Certo, nell'andare a lavorare per un lavoro che non è il tuo, ma di necessità, con mille .azzi per la testa, non è che uno si sveglia proprio con l'entusiasmo dei personaggi del Mulino Bianco!

Eppure ogni giornata a contatto con le persone riserva tanti o pochi spunti, ma qualcosa riserva sempre. Questo è quello che in 3 giorni nei panni di promoter per un'acqua, mi ha offerto la vie (c'est français).

Uno può andare li, dire gli hot spot imparati a memoria e tanti cari saluti, il suo dovere puro e semplice l'ha fatto, ma allora si, che torni a casa sperando di romperti una gamba sulle scale e avere una scusa inattaccabile per non tornare il giorno dopo. Occorre trovare uno stimolo, un senso.

Ripetere per 8 ore più o meno le stesse cose stressa le corde vocali e i neuroni, bisogna selezionare il target in base all'articolo: capire il tipo di acquirente da un'occhiata all'età, ai vestiti, al contenuto del carrello, particolari in un secondo, cogliere anche solo uno sguardo furtivo di interesse mal celato da un'andatura frettolosa, un'indecisione nella scelta che lascia aperta la possibilità di far virare i propositi iniziali, scegliere l'obiettivo e scegliere l'approccio, fondamentale, la prima frase predisporrà all'ascolto, o alla fuga, il tono della voce e la velocità delle parole, più caldi e lenti se è mattina presto, squillanti e dritti al sodo se l'ora di pranzo o di cena si avvicina, scartabellando una precisa analisi chimica di fronte a chi fa il saputo sulla differenza tra nitrati e nitriti, o , come unico dato citare solo l'altezza della sorgente restituendo l'immagine di una purezza incontaminata così in alto che nemmeno gli stambecchi riescono ad arrivarci per dare una leccatina. 
Alcune sfumature, ce ne sono altre a carrettate, ma mica posso svelare tutti i miei segreti!

Mi piace parlare con le persone, non mi piace intortarle o ingannarle, ma devo vendere un prodotto, fortunatamente un buon prodotto, così l'opera di convincimento risulta una sfida, non una presa per il deretano. 

Questa è la parte attiva, poi c'è la parte passiva che di passività apparente si tratta. E' l'osservare e talvolta ascoltare lo sciame di individui che ti scorrono davanti, rimanere indifferenti di fronte ad alcuni e sentire che altri mettono in movimento certe tue corde interiori.

Come guardare i bambini addormentati nei passeggini e respirare pace perché il sonno dei bambini è totale abbandono del corpo, ma soprattutto totale assenza di pesantezza nei loro sogni, i corpicini sono sorretti, ma    ci si aspetta di vederli levitare da un momento all'altro. Quando sono svegli ingaggiare con loro sfide a nascondino dietro a genitori inconsapevoli del gioco, o suscitare un sorriso meraviglioso col proprio, vedere che, allontanandosi, ti cercano con lo sguardo fino all'ultimo perché li hai resi candidamente felici.

Un uomo in sedia a rotelle elettrica che finge divertito di andare contro un carrello che gli sbarra la strada e poi mi guarda e mi dice che aveva immaginato uno speronamento con la sua nave su ruote, mi racconta emozionato le vicende della corazzata Bismark che fa polpette delle navi inglesi finchè Churcill non le invia contro una potenza di aerei, cacciatorpedinieri e corazzate e la Bismark, dopo una strenua lotta, è costretta ad azionare le cariche di autoaffondamento e scomparire negli abissi con duemila dei suoi uomini. Le persone ci passavano vicino e ci guardavano come si guarda qualcosa di strano. La cosa strana è non rimanere rapiti da un racconto appassionato. Alla fine l'uomo mi dice: "grazie per la conversazione" e se ne va ... Grazie a lei, ho il tempo di dire.

Chi forse si sente solo e non ha chi lo ascolta quanto vorrebbe, a cui inizio a parlare da promoter, ma smetto quasi subito tanto "non ce n'è", rimanendo solo Diana e facendo due parole. Vengo a conoscenza dei rami genealogici, dei cataclismi e delle vicende delle più svariate famiglie. Siamo partiti da buongiorno e chissà come arrivati alle emorroidi!

Ho visto decine di coppie sfilarmi sotto gli occhi, quelle molto giovani e scanzonate, quelle con ancora tutta una vita davanti, ma già stanche e svogliate l'uno dell'altra, si salvi chi può. Poi sono arrivati due corpi che contenevano un'anima sola. Raramente accade, ma accade, di incontrare due anime gemelle e lo si avverte semplicemente perché la perfezione si respira, crea un'aurea. Circa 60anni, forse meno, forse più, Italiani? Stranieri? lui un omone, lei una donnina, vestiti entrambi di nero che addosso a loro sembrava un colore luminoso. Passo all'unisono, uno dei due aveva una leggera zoppia, ma chi? L'andatura era una sola e parlava di chilometri e chilometri di vita insieme, di viaggi, ricordi, esperienze, passatopresentefuturo, unione. E' difficile da descrivere, gli animi romantici forse capiscono ciò di cui parlo.

E poi c'è chi anche se ti rivolgi a lui\lei ti passa accanto facendo finta di non sentirti, come se fossi trasparente, nemmeno un "no grazie" di cortesia che non toglie nessun tempo, ma semplicemente non restituisce il nulla, la cosa più triste, ma non per me in quel momento, cioè, non ha creato nessuno scompiglio dentro di me, triste in generale, chiusura ignorante.

Dulcis in fundo, che tanto dolce non è, proposte smaccate da due persone appena conosciute, sposate entrambe... , forse mi hanno scambiato per una lavanderia a gettoni, ci vorrebbe un post a parte per dire cosa ne penso, ma forse brucerebbe il blog per quanto sarei caustica.  

Anche se non è facile bisognerebbe provare a considerare ogni giorno come una possibilità, ci può essere sempre qualcosa che ci lascia una sorta di imprinting, basta avere le antenne ricettive e non essere persone in letargo anche da sveglie.
Au revoir

martedì 10 gennaio 2012

sabato 24 dicembre 2011

Merry Christmas!

Non è mai troppo tardi per svestire i panni da grinch e indossare quelli da elfo, o al limite da renna nel caso si sia dotati di corna, quando sta per arrivare il Natale. E' una luminosa atmosfera quella che evoca, lasciando perdere l'obbligo al regalo che stupisce e tutto ciò che è bello fuori, ma vuoto dentro. Richiama la voglia di sentire, cercare, incontrare, scaldare in un abbraccio quelli a cui si tiene davvero. Si, perché c'è la crisi e si deve andare al risparmio: di pensieri, energie, affetti inutili. E dalla scrematura ecco restituite le cose e le persone vere per noi.

Regalare, più importante regalarsi, certi che sia un dono che ripaga, di una voce amica, di una voce innamorata, di una vicinanza dolce.
Questa mattina sono entrata in un negozio e mi stavo provando un cappotto, bello, ma davvero un regalo, superfluo, per cui serviva un commento entusiastico e sincero da parte di qualcun altro per sovrastare il frinire del grillo parlante : ''nel tuo armadio ci sono cappotti chiusi come mummie in custodie che nemmeno ti ricordi di avere, ne puoi, o meglio, devi farne a meno!''.

Ecco a chi chiedere, un giovane ragazzo appartenente alla schiera della sicurezza, arruolato giusto in periodo festivo per controllare i negozi superaffollati, costretto a stare lì immobile in silenzio, a scrutare e basta. Ne avrà due palle (di natale), penso, non gli dispiacerà fare due parole e così si allena anche a dare consigli ad un'eventuale fidanzata, che gli uomini sono così improvvisamente lobotomizzati quando una fanciulla chiede loro un consiglio su un abito! ''Come mi sta??'' e in quell'occasione gli va pure bene che desideriamo un'impressione schietta e sincera : sembri Belen Rodriguez oppure un quadro di Picasso; ma loro non ce la fanno proprio e tra un verso gutturale e l'altro, al massimo sanno dire: ''Non so? Deve piacere a te'', beh, grazie, la prossima volta a fare shopping, anche per acquistare qualcosa di bello ai suoi occhi, mi porto un babbuino!

''Ciao,scusa? immaginami vestita in maniera più elegante e dimmi come mi sta questo cappottino'' (facilitiamo la cosa ed evitiamo di perder tempo a disquisire sul fatto che non ho gli abiti adatti). (Ma parla con me? ! Non era scritto nel contratto che avrei potuto interagire con le clienti, e che le dico? Devo essere serio e composto) '' Non ti sta affatto male'' ''Immaginavo che rimanessi sul vago, ma la tua risposta non vuol dire niente, non ti sta male è diverso da: ti sta bene! Coraggio, se ti ho chiesto, e grazie per la tua attenzione, è perché voglio un'opinione sincera''. Sorride, si toglie di dosso un po' di amido del completo nero ''Ti sta molto bene, è perfetto di spalle e anche se potrebbe essere più stretto in vita ti fa una bella figura''. Wow, non mi aspettavo cotanta competenza! ''Ok,allora grazie mille,buon Natale!''.

Bene, ho fatto un regalo a me, perché mi annovero tra le persone a cui voglio bene, e poi sono ripartita alla ricerca dei pensieri per gli altri.
Pensieri sinceri, dietro ad un pensiero sincero c'è molto di più, c'è tempo dedicato, c'è l'aspettativa della gioia per un sorriso ricevuto quando il pacco verrà aperto, c'è una ricerca non banale, ma mirata, al punto che non si ha timore di dire: il tuo regalo arriverà, ma non oggi perché per quella cosa in particolare che ho scelto proprio  per te, mi serve altro tempo, c'è attenzione, c'è il prendersi cura, c'è amore.

E' un peccato non farsi contagiare dallo spirito del Natale, ma per tutto l'anno!

venerdì 9 dicembre 2011

Amore in bottiglia



Ero in un centro dall'aspetto mistico,dove avrei ricevuto un massaggio riequilibrante per i miei acciacchi, detti anche chakra, mi dicono di attendere un attimo e mi accompagnano in una saletta. Nel tragitto supero il bancone della zona "bar" e sorrido...vedo una bottiglia in apparente anonimo vetro con dentro un apparentemente anonimo liquido trasparente, ma non mi ero mai così sbagliata!

Infatti sul collo della bottiglia c'era attaccato un biglietto con scritto : AMORE.

Cavolo, quello che tutti cercano era in quella bottiglia, non mi sono lanciata a tracannarla perché io li ho visti tutti i film di Indiana Jones, mai fidarsi di ciò che sembra, sicuramente il mio peso sulle piastrelle davanti al bancone avrebbe innescato un meccanismo di leve e carrucole con risultato il lancio di frecce mortali imbevute in veleno di scorpione.


Meglio desistere per studiare un piano, tanto la mappa per tornare in quel posto non devo nemmeno tatuarmela addosso sotto mentite spoglie, ce l'ho sul Tom Tom in destinazioni recenti, w la tecnologia!
Mi ricordo una volta ,una compagna di scuola che quando aveva mal di gola metteva intorno al collo un fazzoletto verde.

Niente antiinfiammatori o antibiotici, lei si curava coi colori, ci credeva, si, questo è il segreto, la mente dà grandi risultati quando il desiderio e la convinzione sono profondi.

Il biglietto con scritto "amore" lo si può attaccare anche sulla bottiglia che abbiamo in casa, sulla teglia della pasta al forno, o sul tubetto del dentifricio. Se lo si sente, dentro di sé, o di esserne circondati, si può pensare anche di scriverlo sull'idraulico liquido.
In questo momento 4kg di puro amore dormono sulla mia pancia, bella la mia gattina!

venerdì 18 novembre 2011

Specchio delle mie brame

Non è una particolare condizione di luce, è che ho proprio i capelli di 2 colori : il mio, biondo scuro e le ormai vestigia del precedente trattamento, biondo chiaro; che poi sui capelli ricci tutto è meglio mascherato, ma è ora di darsi una sistemata!

Chiamo il mio salone di fiducia, già, di fiducia, io che per anni ho vagabondato da un parrucchiere all'altro, tanto, più che dare una spuntatina cosa c'è da fare su una criniera leonina ribelle? Uno vale l'altro, facciamo girare l'economia. Invece eccomi a prenotare semplicemente col nome, senza cognome, è importante per il marketing del parrucco fidelizzare! In un posto dove sei trattata come la principessa del Galles anche se il nome è Diana, ma il cognome non è Spencer, anzi non gliene frega proprio, ci torni!
''Ciao, cosa devi fare?''
 Sento già il profumo meraviglioso che solo i prodotti da parrucchiere hanno, che ti viene voglia di infilare una cannuccia nel flacone dello shampoo, come quando alle elementari ci si sarebbe trangugiati la colla Coccoina (io l'ho sempre chiamata coccolina) quella che sapeva di mandorla, col pennellino  e il tappo blu, o il dentifricio di Paperino. 

''Devo solo fare i colpi di sole chiaro-scuri''. Avete trovato l'errore nella frase?! Non si dice più colpi di sole, se vuoi essere al passo coi tempi devi dire balayage! Perché poi non andava bene l'altro nome non si capisce, bella l'immagine di avere il sole nei capelli... Forse è una questione di sincerità, balayage perché anche se sono in un posto figo è una balla che non mi rovinerà i capelli, i boccoli non verranno baciati dal sole per essere schiariti, ma piuttosto cotti come una piadina. Ma si sa, se bella vuoi apparire un po' devi soffrire!

Mi fanno accomodare, fortunatamente in una postazione priva di specchio. Gli specchi dei parrucchieri sono direttamente presi in prestito dalla matrigna di Biancaneve, non sei tu che ti guardi, sono loro che ti scrutano e ti fanno scoprire imperfezioni, rughe, sopracciglia in esubero che non ti eri mai accorto di avere! 
Posso tranquillamente iniziare a sfogliare una rivista, il libro che ho in borsa lo teniamo per i 40 minuti di posa. Scopro che il taglio di moda è il carrè e che la nuova frontiera della pedicure è infilare i piedi in una vasca piena di pesciolini che ti succhiano dagli alluci ai mignoli liberandoti dalle pellicine morte... per favore qualcuno chiami Greenpeace!

Mi viene chiesto se possono portarmi un caffè, ma certo che potete! e anche se è il terzo della mattina e la cialda non è una miscela delle più pregiate qualità Arabica, lo berrò con estrema soddisfazione, certe cortesie non presuppongono un no come risposta, solo un grazie. 
Arriva la mia parrucchiera di fiducia del mio salone di fiducia, Annì, di origini peruviane, il nome per esteso sarà Anna Asuncion Doroteia Enriqueta, ma ammettiamolo, per certi mestieri dimmi come ti chiami e ti dirò se devi cambiare lavoro, o nome; a istinto trovate, tra queste, le 3 colleghe di Annì: Uga, Celeste, Mary, Incoronata, Astrid. 

Annì la preferisco, il suo taglio è aggiornato, è una donna moderna, ma non così moderna o melliflua per procura, va bene che dal parrucchiere è bello anche essere pretty woman per un giorno e ricevere tutte parole di zucchero filato, ma mi risultano un po'  fastidiose le cose e le persone troppo affettate.

Mi viene in mente quella volta ai tempi delle superiori in cui avevo accompagnato la mia amica Paola in un negozio del centro. Era uscita dal camerino con indosso un paio di pantaloni da blocco della circolazione, forse per lei sarebbe servita una taglia in più o un altro modello e invece la commessa le ha detto: diviiini! Paola si era rivolta a me con lo sguardo per un'opinione e la frase che mi è uscita è stata: sembri un insaccato. La commessa si è tappata le orecchie col pensiero e mi ha guardato come per dirmi : tu con quella tuta sportiva non hai diritto ad un'opinione qui dentro. Forse quando siamo uscite ha anche messo all'entrata una mia foto con la dicitura : io qui non posso entrare.

Annì mi parla del tempo e del colore, ma anche del Perù e del fatto che purtroppo può tornare dalla famiglia una volta l'anno, se va bene. 
Finito di pennellare le ciocche mi appoggia morbidamente sui capelli dei veli di pellicola trasparente, ecco dove sta la differenza del balayage! Niente classico domopak e la testa è pronta da infornare, questo trattamento è meno aggressivo, l'effetto Star Trek ugualmente assicurato.  
Quando passiamo al lavaggio, Annì si presenta puntualmente domandando se voglio fare anche una nuova maschera nutriente e va ad illustrarmene tutte le caratteristiche. I termini sono leggermente tecnici, essere straniera non la aiuta a fingere bene di sapere realmente ciò di cui sta parlando ed è seconda come espressività solo a Maria De Filippi nelle televendite, ma ha un sorriso aperto, e facciamo sta maschera!

Questa volta non può rimanere anche all'asciugatura, mi saluta e la sento istruire la collega, prima non metterle uno spray ma una crema, anche se ha i capelli ricci niente diffusore, testa in giù e non toccare quasi per niente i capelli, asciugali bene alla radice invece lasciali un po' umidi sulle punte. L'asciugatura è la parte più critica per i miei capelli, decide se mi trasformerò in maga magò, in una pagoda o in una bella ogni riccio un capriccio. Annì ci tiene che tutto sia perfetto, non è mica la mia parrucchiera di fiducia per niente! La coccola del parrucchiere termina solo quando ti aiutano a infilarti la giacca e ti chiudi la porta alle spalle, anzi anche quella non la devi accompagnare, fa da sola.



martedì 8 novembre 2011

Catto

Se mi ruba il prosciutto d'accordo, se va matto per il pesce è un gourmet, se si slurpa il latte è rimasto cucciolino nel cuore, se ha il suo tipo preferito di crocchette e le altre le mangia giusto per necessità è una comprensibile questione di gusti.

Ma se impazzisce anche per la crosta del pane, i corn flakes, gli gnocchi, le olive, qualsiasi biscotto, dalle paste di meliga ai pavesini, e per le prugne secche (ma in questo caso può essere abbia letto da qualche parte che sono utili alla regolarità), allora ti sorge la domanda!

Se ogni tanto graffia il divano o salta sul frigo o sull'armadio, tutto ok, sta facendo esercizio, ma se si apre la porta appendendosi alla maniglia e ti riporta davanti ai piedi i topi di pezza che gli lanci per farseli rilanciare, allora puoi rifartela la domanda a cui non avevi più pensato!

Possibile che sia proprio un gatto?! Non è che ho un cane sotto copertura? No, perché allora devo comprare la museruola, mettergli il microchip, chiamarlo Poldo o Boby invece di Kilimannaro, insegnargli a fare pipì con la zampa alzata, cioè, diventa un'impegno!

Per ovviare a problemi di sorta, facciamo che ho un incrocio tra un cane e un gatto, un cagatto... , o magari semplicemente catto.

domenica 6 novembre 2011

Piove, pioviccica

Stivaletti di pelle e jeans, risultato: tempo di attraversare la strada e piedi in salamoia, grazie a punti della pelle rovinati, e garretti fradici. Come ho invidiato tutte quelle con quei bei stivaloni di gomma, riesumati in stile fashion!
Tra l'altro non sono affatto brutti, cioè, alcune cose portate in auge solo perché non si sa più cosa inventarsi, sono orripilanti; che prima che diventassero di moda ti avessero chiesto se le avresti mai indossate avresti detto : si, certo! se dovessi fare il clown in un circo!

Almeno nel caso degli stivali c'è un'oggettiva praticità con tacito accordo del buongusto. Però non è giusto che mia nonna Irene e mio nonno Bertu abbiano in cascina una potenziale fornitissima linea di moda e non possano utilizzarla perché il loro store di "gambali" di gomma soddisferebbe solo quella ristretta nicchia di mercato che predilige il verde muschio!
Buona giornata a chi sfida la pioggia e a chi invece ha i piedi sul divano avvolti in una copertina di pail e magari pure qualcuno che glieli massaggia


sabato 5 novembre 2011

Riti (2)

Qualche giorno fa un amico che non sentivo da un po', un po' che sfiora l'anno, chiama per parlarmi di un progetto sportivo. No scusa, lo so che ti interrompo e non è bello, sono sicura che è interessante, ma son tutta rotta, come le scarpe della befana, ho smesso di giocare, è un periodo che anche quando non ho ''le mie cose'' è come se le avessi, non ti faccio perdere tempo, direi di no. 

Dai ok, senti, dove sono il cel non prende, se vuoi sabato vieni su al centro a fare la sauna, c'è giusto un nuovo tipo di abbonamento vantaggiosissimo, tanto dovrei esserci anch'io, così ci vediamo e parliamo. Ma no, sono sempre a Torino, quando lo uso? ... anzi guarda, si, verrò,non mi interessa una cippa dell'abbonamento, ma hai avuto un'ottima idea, effettivamente ho proprio bisogno di rilassarmi, vengo con una mia amica quindi se non ci sei fa lo stesso, che simpatica eh?! Ma va, lo sai che scherzo sempre, mi fa piacere vederti, ciao ciao.

Passo a prendere la mia amica, colazione, bar di fiducia affollato, al nostro tavolino c'è il figlio di 6anni dei proprietari che sta scrivendo e ritagliando i biglietti da visita del locale, tenero, chiede al papà se vanno bene; ''No sono un po' troppo piccoli'' ''Perché sono troppo piccoli papà??'' ''Perché ad esempio un anziano non lo legge'' (a un bimbo non viene certo da dirgli perché non sono della misura standard di un biglietto da visita!) ''Perché non lo legge?'' ''Pensa a nonno che non riesce a leggerlo'' ''Ma nonno ha gli occhiali per leggere!''. La logica e i perché dei bambini sono fantastici, riescono a costringere qualsiasi adulto all'angolo, a un certo punto riesci solo a rispondere: perché è così!

Arrivate. Posto davvero bello, curato in tutti i particolari, luci soffuse, piscina con acqua salata riscaldata, idromassaggio e getti dall'alto, bagno turco, sauna finlandese, sauna romana, doccia emozionale (e poi al fabbisogno un tè che sa di...,sa di...,buono..., sa di... spritz caldo! grazie Sabry che me l'hai suggerito vedendomi crucciata nel non riuscire a definirlo, mi scoccia quando non mi vengono le parole!). Cominciamo dalla piscina, solo noi, a quell'ora non c'era ancora nessuno, la pioggia da dietro la vetrata, esattamente il posto dove volevo essere. 

Parliamo, ma poi le parole diventano moleste. Concentriamoci per rilassarci, che sembra un paradosso concentrarsi per rilassarsi, ma è proprio così quando anche solo il getto di un idromassaggio ti fa capire che ogni fascia del tuo corpo è in tensione da chissà quanto. Abbiamo lasciato del tutto il freddo dell'esterno, ci trasferiamo nell'area saune. Cerco un orologio per poter poi controllare a che ora andare via e non lo vedo, bello che non ci sia un orologio penso, non devo poter scandire la mattinata, devo rilassarmi, azzerare i contatori e  le tare mentali, almeno stamattina mi devo dedicare questo pensiero che scalzi quelli ingombranti.

Ah, ciao,bene, sei arrivato, non vengo a salutarti con un abbraccio perché in perfetti stile ed etica da saunista nordico sei nudo, ma ci vediamo dopo. Prima sauna, quella umida e non così calda, si inizia a sudare ed espellere tossine, sembra di sentire il corpo come un filtro, i pori attraversati. Si, prendere contatto con il proprio corpo, respirare lentamente, benessere.

Possiamo uscire, rinfrescarci e poi ricominciare. Ci spostiamo in un'altra stanza, più umida e meno calda (in realtà doveva essere fatta per prima).Ci raggiunge il mio amico, il vapore rende ognuno invisibile agli altri, ogni tanto viene da dire qualcosa per non sentirsi proprio soli, parliamo di tutto ciò ai limiti dell'assurdo che potrebbe capitare in una condizione del genere, e per fare pausa dalle varie cose inenarrabili si inserisce anche la narrazione meno rovente della storia, conclusasi con un unico bacio, tra me e il mio amico, ben 13 anni or sono, quando l'adolescenza e l'ingenuità la facevano da padrone. A posteriori, davvero che ridere! e che ridere i particolari descritti dopo tanto tempo secondo i due punti di vista. Contattate gli ex e provate, esilarante.

Lui ci abbandona momentaneamente, va a preparare un rituale per l'ultima sauna, distesa sul lettino di una zona relax defilata mi rendo conto che il mio corpo è meno pesante, i muscoli meno tesi; è in un certo qual modo impegnativo stare ad alte temperature, la ''fatica'' del corpo scarica anche la mente. Pensieri ricompaiono, ma sono inafferrabili, come se non fosse il momento. Vuoto. Leggerezza.

L'ultima sauna è quella secca, la più difficile per me da sopportare, infatti mi stendo, occhi chiusi, energie in stand by. Il rituale consiste nel versare essenze sulle pietre roventi ed agitare un panno che fa arrivare un'onda di profumo greve di calore. L'ultima sequenza è breve e più intensa, al termine mi alzo lentamente perché la testa è in una nuvola. Esco e mi immergo completamente in un pozzetto di acqua gelida, quella temperatura che sarebbe stata inaccessibile per me anche solo da considerare invece è meravigliosa, la pelle è arrossata, circolazione attivata. La mente ha proprio staccato, si è ossigenata.

Ci vogliono i riti (2).

   

venerdì 4 novembre 2011

Riti

Apro il barattolo di vetro con all'interno foglie di tè verde al gelsomino, foglie di tè bianco e petali di fiordaliso. Come un vaso di Pandora silenzioso, appena tolto il coperchio è impossibile non chiudere gli occhi per  farsi avvolgere solo dal profumo, impossibile descriverlo, una nota così dolce che strega, non esagero, c'è qualcosa di ancestrale negli odori, lasciano una traccia, ne richiamano altre, coinvolgono i sensi. 

Sono buoni tutti i tè e le tisane in bustina , ma fare il tè mettendo in infusione le foglie in una teiera vera è un'altra cosa, si, perché fa parte di un rito. Ci vogliono i riti, lo dice anche il Piccolo Principe, sono teneri, sono importanti perché si portano dietro tutti i momenti precedenti non essendo però mai uguali a se stessi, ma solo inconfondibilmente riconoscibili, sono rassicuranti. Per questo un rituale dev'essere fatto per bene.

Il profumo avvolto di calore calma; niente zucchero, solo un cucchiaino di miele di ailanto.
Anche una cosa semplice come bere un tè può essere una carezza, ci vogliono i riti.